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mercoledì 17 agosto 2011

Altra esplosione a Fukushima

Ecco un'aggiornamento rapido sulla nuova esplosione e relativo fall-out su Tokyo avvenuto oggi.

A parlare è Christopher Busby (leggete anche questo lungo pezzo di Satoko Norimatsu e Muneo Narusawa per avere la sua visione dell'accaduto ed una lunga bibliografia di fonti ufficiali), uno dei membri del Comitato Europeo sui rischi dell'energia atomica che sta monitorando il fenomeno per conto della UE. La contaminazione, dovuta ad un'esplosione non prevedibile a causa dell'impossibilità di osservare e misurare le condizioni del sito da vicino, ha provocato una nuova contaminazione nelle aree urbane di Tokyo con picchi preoccupanti in alcuni quartieri (probabilmente aggravando lo stato dei deopositi di scorie a cielo aperto già denunciati dai commissari occidentali) e riapre quella spirale di dubbi e incertezze sul reale stato delle cose comunicato dal governo Giapponese alla sua popolazione e al resto del mondo.


mercoledì 27 luglio 2011

Lauren Moret: i rischi delle contaminazioni dal Giappone

Il melt-down di Fukushima continua e i dati scientifici rilevano un costante aumento della contaminazione nelle catene alimentari di Cina, Giappone e America del Nord. Ovviamente si tratta di valori qualche migliaio di volte superiori alla norma, paragonabili alla contaminazione che si ha facendo una scientigrafia o altri esami radioterapici. Per chi non lo sapesse (e mi auguro siate in tanti) la scientigrafia è tutt'altro che priva di rischi: prevede il non contatto con donne incinte e bambini piccoli per un paio di giorni ed il divieto di concepimento per alcuni mesi. Il problema è che a differenza di un esame medico che utilizza isotopi che il nostro organismo può metabolizzare, la contaminazione di Fukushima è data dal Cesio, un metallo pesante (come il Piombo o il Mercurio) che si deposita nelle ossa e nei tessuti di chi lo assume e ci rimane emettendo radioazioni per i successivi 60 anni. L'assunzione giornaliera di sostanze contaminanti (a tutti gli effetti scorie) non fa che aumentare la saturazione di questo isotopo, facendo diventare una certezza un rischio statistico di ammalarsi gravemente che in medicina è marginale.

Ecco cosa dice Lauren Moret sulla questione. Per chi non lo sapesse la Moret è un'autorità nel campo degli impatti biologici delle radiazioni ed è colei che ha denunciato i rischi per la salute e l'ambiente sull'uso di armi all'Uranio impoverito in dotazione alla NATO.



Gli articoli da cui è tratto questa intervista sono stati pubblicati il 17 ed il 26 Luglio dall'Examiner e fanno un bilancio piuttosto sommario anche delle morti da contaminazione avvenute in Giappone sino ad oggi. L'Examiner annuncia anche che il governo, ora che è obbligato a rendere conto al monitoraggio delle nazioni unite sulla crisi, ha vietato con una legge di parlare negativamente dell'evento. La motivazione ufficiale è di non far scatenare panico o disordini.

mercoledì 20 luglio 2011

Cosa succede a Tokyo?

Scorie lasciate all'aperto, livelli radioattivi di 30 volte superiori alla norma, prime contaminazioni alimentari a molti Km di distanza ed un governo che svolge test inadatti allo scopo o minimizza le cause delle contaminazioni. Intanto la gente continua la propria vita, magari sospettando qualcosa. Con i ritmi della gloriosa Tokyo, non immagino quanto poco ci voglia per il cittadino medio di scordare i rischi che corre, se gli accatastamenti di scorie non hanno nemmeno cartelli che incitano gli abitanti a starne alla larga...

Se non altro da quando TEPCO è stata commissariata e ci sono diverse agenzie di sicurezza che sorvegliano l'emergenza, le notizie iniziano a circolare.



Fairewinds ha un canale intero dedicato agli aggiornamenti per tenere al corrente i cittadini americani (le coste Ovest di USA e Canada sono soggette a brevi fallout e contaminazioni, purtroppo).

venerdì 24 giugno 2011

Michio Kaku: il governo mente su Tokyo

Sempre peggio in Giappone, dove non si può che assistere impotenti al melt-down radioattivo più grave della storia dell'uomo. Si era letto anche sui nostri quotidiani che c'è un sentimento antigovernativo, sopratutto a Tokyo, dove la gente non crede più alle minimizzazioni del governo. Ma quanto durerà prima che ci si convinca che va tutto bene? Senza rischi immediati è difficile costringere la gente normale a fare la spesa col dosimetro per almeno 30 anni, ammesso che prima o poi si riesca a spegnere o schermare il reattore.

Michio Kaku è convinto che ormai una risoluzione in tempi brevi sia da escludere e alla CNN propone una visione tristemente logica di come andranno le cose da qui a qualche decina d'anni nelle regioni limitrofe ed in particolare a Tokyo, ormai ufficialmente dentro la zona rossa del reattore.



Retrospettivamente tutte le polemiche sulla malgestione dell'emergenza a Chernobyl sembrano piuttosto sterili. Anche il "nostro" reattore è ancora in melt-down ma almeno è coperto.