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mercoledì 11 maggio 2011

[Libri] L'uomo dai denti tutti uguali

Philip K. Dick | Fanucci | 1960

Di Dick spesso passa del tutto inosservato il suo inguaribile realismo. Lo ricordiamo (tristemente, secondo me) solo per le sue storielle fantascientifiche, spesso scritte e concluse in fretta, perché a Dick i soldi servivano subito, visto che doveva mangiare e successivamente appagare l'alcolismo e la tossicodipendenza.

Prima di fare l'autore SciFi, però, l'ambizione di Dick era fare il romanziere, raccontando l'America degli anni cinquanta vista dalle sue lenti niente affatto rosee. Quella che per anni è stata bollata superficialmente come amarezza, (perché alla fine lui era uno di quelli che non ce l'aveva fatta e non poteva che essere invidioso) in realtà fu solo una disillusione vissuta in prima persona. Una disillusione che ha reso una delle sue opere più potenti e mature un inedito sino a due anni dopo la sua morte (1982), quando il perbenismo stava cedendo il posto alle paure della guerra fredda e certe critiche dell'american way of life non facevano più molta paura.

Dick ci racconta la storia del vicinato di un sobborgo americano come tanti, di coppie scoppiate eppure sempre in ordine e pronte a recitare per il pubblico dei vicini. Di maschi medi in crisi cronica, devastati dal moralismo sessuale e ancora di più dal consumismo che li obbliga a competere e ad arrivare, per non si sa quale ragione, poi. Di donne emancipate quel tanto che basta per poter dipendere, chiedere e pretendere dai loro mariti senza sentirsi serve o in colpa, altra anomalia del benpensare.

Sullo sfondo di tutto questo si insinua la gelida ombra del conformismo che, passando per il rinvenimento di un falso teschio di Neanderthal, innesca una paradossale caccia al diverso, all'inferiore, facendo vivere ai protagonisti un razzismo buonista ed ipocrita che getterà ancora più in crisi i delicati equilibri di un'America sterile e incapace di essere critica con sé stessa.

Un romanzo da leggere e fare proprio, perché ancora oggi siamo vittima di pensieri omologanti e di vincoli sociali che definiscono per noi la "vita per bene" ed il concetto di normalità.

lunedì 18 aprile 2011

[Manga] Parasyte

Hitoshi Iwaaki | 10 Volumi |  1990-1995

Uscito in Italia con il titolo "L'ospite indesiderato", Parasyte è un Manga in bilico tra fantascienza e horror che, nonostante un profilo artistico piuttosto ordinario, riesce a costruire una storia credibile dopo un'avvio incerto.

Shinichi Izumi viene coinvolto nell'invasione silenziosa della Terra da parte di una razza aliena parassita. Shinichi stesso è infettato da un parassita che però non riesce ad assumere il controllo del suo corpo e coesiste con lui nel suo braccio destro. Dopo un inizio piuttosto confuso la storia di Shinichi prende la giusta direzione: più che concentrarsi esclusivamente sull'azione e l'horror, il manga trova una via più introspettiva e matura di sviluppare i personaggi, dando risalto al differente modo di vedere la società degli invasori e le reciproche influenze tra Lefty/Mancy/Migi (il parassita alieno a seconda dell'edizione del manga) ed il protagonista. Se Shinichi diventa più cinico, aggressivo e distaccato, Migi inizia ad acquisire tratti umani, sino ad arrivare al punto in cui il lettore non sarà più così sicuro chi sia il parassita e chi l'ospite.

Interessante anche il modo in cui Hitoshi Iwaaki dipinge le relazioni personali tra i personaggi. Pur essendo un Seinen (quindi orientato ad un pubblico tra i 18 e i 30 anni) la storia è ambientata in una scuola superiore. Fortunatamente i personaggi sono insospettabilmente maturi per questo genere di setting e si relazionano in maniera credibile e mai troppo esagerata. Tutti hanno relazioni consolidate che forniscono uno sfondo molto realistico in cui innestare i nuovi personaggi ed evolvere le psicologie. Anche Shinichi ha una relazione pre-esistente con una sua compagna di scuola, relazione che continuerà ad evolversi durante tutta la vicenda sino a diventare il traino della storia.
L'art direction non fa gridare al miracolo
Se riuscite andare oltre i primi due volumi, Parasyte è un titolo sicuramente interessante. Essendo il primo lavoro importante di Iwaaki ci sono delle sbavature piuttosto evidenti che comunque si recuperano nella visione d'insieme che è molto sui generis per lo standard narrativo dei mangaka giapponesi del periodo.

giovedì 24 marzo 2011

[Libri] Metro 2033

Dmitry Glukovsky | Multiplayer.it Edizioni | 2010

Non c'è un niente da fare, la mia professoressa di Italiano aveva sempre ragione. La narrativa Russa spacca. Anche quella contemporanea.

Metro 2033 è un progetto molto interessante, nato nel 2002 come romanzo seriale online e approdato nelle librerie internazionali solo nel 2005. Nonostante la mia passione per la fantascienza (che in questi anni ha più o meno la fortuna che avrebbe Rosy Bindi nel PdL), l'uscita del libro mi era completamente sfuggita e solo il videogioco, con tanto di volumone promozionale targato Multiplayer.it, mi ha permesso di rettificare questa grave mancanza.

Vabbé, mancanza fino ad un certo punto. Non parliamo di un titolo fondamentale per un appassionato ma comunque di un romanzo interessante.

Metro 2033 segue le vicende di Artyom, un giovane adolescente che vive nella stazione della metro VDNKh, nel sottosuolo. Perché il mondo come lo conosce Artyom è finito una quindicina di anni prima, in un tripudio di miccette ed olocausti atomici che hanno costretto gli abitanti di Mosca a trovare rifugio nella metropolitana per sfuggire alle radiazioni. La VDNKh è una stazione di frontiera ed è costantemente minacciata da inondazioni, orde di topi affamati e dai Tetri, una sorta di mutanti zombie che si cibano degli esseri umani e li catturano nell'oscurità delle gallerie che collegano le varie città-stato. Un giorno Artyom conosce Hunter, uno Stalker (le uniche persone autorizzate ad accedere alla superficie) amico del padre/zio adottivo. Hunter è impegnato in una missione segretissima e gli affida un compito nel caso le cose andassero male: consegnare un messaggio all'altro capo della Metro. Le cose, ovviamente, vanno male e il ragazzo parte in tutta segretezza, non senza dubbi e paure.

Inizia così il viaggio di Artyom nei recessi della metropolitana che lo porterà a scontrarsi con ideologie e realtà molto diverse da quelle della stazione in cui ha sempre abitato. E' proprio questa la parte più riuscita del libro: l'isolazionismo e la rivalità tra le varie stazioni inzia a corrompere la cultura e gli usi umani, facendo cadere la civiltà sempre più preda delle superstizioni e delle leggende, spesso manipolate da persone ambiziose o più furbe della media. La stessa ideologia politica, retaggio di una società che non esiste più, viene reinterpretata in una nuova chiave rituale per disciplinare e governare gli abitanti. Persino lo schedario della Biblioteca Nazionale può diventare un oracolo, in grado di influenzare le vite e le decisioni di migliaia di persone, ora che gli esseri umani iniziano a perdere il legame con il loro passato. Ma c'è un qualche tipo di forza primeva o divina dietro tutti gli eventi insoliti che si vivono nella Metro? Questo è l'interrogativo che Dmitry Glukhovsky instilla nel lettore, mentre lo guida in questo gigantesco viaggio turistico in un'apocalisse molto più che plausibile. Ogni spostamento tra una stazione e l'altra è una odissea nell'oscurità totale delle gallerie, con i viaggiatori perennemente in bilico tra la pazzia e l'esperienza mistica. Artyom non ne è escluso, anzi, sembra quasi che la metropolitana lo abbia scelto.

Nonostante queste trovate originali, però, il libro ha dei difetti strutturali piuttosto marcati. I capitoli, in particolare quelli centrali, soffrono tantissimo della struttura seriale, intrappolando la storia in una serie di capitoli/episodio autoconclusivi che hanno grosso modo tutti la stessa, prevedibile struttura. La prosa in alcuni frangenti è un po' troppo prolissa e la stessa idea dei Tetri è veramente troppo simile a quella degli Esterni de "Le Cronache del Ghiaccio e del Fuoco", che precedono questo romanzo di appena tre anni.

Nonostante questi difetti (che però calati nella storia della creazione del libro hanno una giustificazione più che plausibile) Metro 2033 rimane un'esperienza avvincente e piena di spunti che fanno riflettere sul valore ed il fine ultimo della cultura contemporanea.

venerdì 25 febbraio 2011

[Libri] Sotto le lune di Marte

La produzione letteraria più famosa di Burroghs è sicuramente il ciclo legato a Tarzan. Il primo personaggio creato dallo scrittore nel 1912, però, fu John Carter di Marte, un soldato sudista che per ragioni non meglio precisate finisce sul Pianeta Rosso e ne diventa l'eroe. Anche se non ricca come la produzione legata a Tarzan, quello di John Carter è comunque un ciclo molto lungo, composto da quasi due dozzine di romanzi seriali.

E' difficile catalogare il genere del racconto perché il suo stile è perennemente in bilico tra il fantasy e il fantascientifico. Come se ciò non bastasse, il romanzo è molto simile ad un diario di viaggio, in cui John Carter, in prima persona, narra le sue vicissitudini sul Pianeta Rosso e spiega al lettore gran parte degli usi e dei costumi delle sue genti. Ne esce qualcosa di epico ma al tempo stesso estremamente tradizionale che trasuda la cultura dell'epoca.

Le componenti pulp ci sono tutte: belle donzelle seminude, macchinari giganteschi e misteriosi, mostri orrendi, galeoni fluttuanti e velocissimi caccia dettagliano una società sull'orlo del collasso, perennemente in guerra e divisa tra le culture dei Marziani Rossi, umanoidi e civilizzati, e quella dei Marziani Verdi, giganteschi esseri con quattro braccia e occhi da insetto.

Come quasi tutti gli eroi dell'epoca, John Carter non è assolutamente messo in difficoltà dal confronto con i Marziani Verdi che lo catturano e poi lo accolgono nei loro ranghi per via delle sue doti sovrumane (dovute alla bassa gravità di Marte): la sua civilizzazione gli permette di avere la meglio sui rozzi ed insensibili Marziani Verdi, esattamente come le sue dozzinali buone maniere saranno sufficienti a fargli guadagnare il rispetto dell'aristocrazia dei Marziani Rossi. Tutto il resto delle situazioni Carter le risolve con la violenza e con un coraggio avventato, anche perché anch'egli è di estrazione culturale medio bassa e non sempre riesce a razionalizzare o a contestualizzare quello che gli succede intorno.

Nonostante la tecnologia quasi magica ancora presente su Marte, il pianeta rosso sta morendo e la popolazione è solo parzialmente in grado di controllarla. In questo mondo pieno di incertezze, la figura eroica di Carter sarà un elemento di unificazione e autocritica per entrambe le società che abitano il Pianeta Rosso.

Sotto le Lune di Marte è un libro culturalmente datato, con soluzioni narrative ingenue ma anche con un intreccio che, per quanto classico, non è necessariamente banale. Il dettaglio e la fantasia con cui Burroghs si dilunga nel descrivere l'ambiente e le culture marziane è encomiabile, anche se nelle sue idee si può ancora sentire l'eco della cultura del buon selvaggio e delle storie popolari sull'Africa Nera ed il West.

La traduzione italiana del libro (si può trovarlo sia con il titolo originale di Sotto le lune di Marte, sia con quello di La Principessa di Marte, che poi sarebbe il nome di una edizione espansa uscita nel 1917) è sicuramente più scorrevole e rifinita di quella in inglese, che invece è scritta in maniera molto colloquiale, con una prosa rozza e sbrigativa che, si dice, fosse identica allo stile espositivo di Burroghs. Proprio questo stile semplice e diretto fece la fortuna dello scrittore, avvicinandolo ai lettori meno forbiti ed acculturati, che erano lo zoccolo duro del pubblico pulp.

Su Project Gutenberg è disponibile gratuitamente la versione digitale del romazo del 1917, inclusiva delle illustrazioni di Frank E. Schoonover. Una lettura semplice ma al tempo stesso fondamentale per chi ama la fantascienza a metà tra il fantasy e la space opera.

martedì 1 febbraio 2011

[Libri] Mignottocrazia

Di Paolo Guzzanti condivido gli ideali liberali ma non il suo ultimo decennio (più o meno) di scelte politiche palesemente sbagliate. Nonostante questo rimane una delle persone che stimo di più come intellettuale e politico, per via della sua coerenza e degli ideali progressisti che non ha mai tradito. Il che non è poco.

A lui dobbiamo il neologismo "mignottocrazia" con cui ha stigmatizzato alcuni dei primi segni di cedimento dell'ordinamento politico ed etico di Forza Italia e del Popolo delle Libertà (di cui non ha mai fatto parte). Questo libro è una breve (e confusa) analisi della decadenza politica e morale del PdL, sullo sfondo della cultura e della filosofia dell'italia degli ultimi cinquanta anni (ovvero della sua vita).

Il volume mi ha ricordato perché odio gli instant-book: l'inizio è affrettato e decisamente confuso, nonostante il suo voler essere satira; la parte centrale è autobiografica e ci fa esplorare i punti deboli del femminismo e più in generale dell'educazione femminile degli anni 70 e 80; questi elementi sono affrontati con precisione e sintesi e ci portano alla conclusione del libro: un'impietoso confronto dei risultati politici delle donne del passato europeo con quelle di oggi, anche se non tutti i confronti sono solidi quanto si penserebbe. In poche parole: il libro non ha la coerenza che ci si aspetterebbe.

Mentre Guzzanti tratteggia questo parallelo non lesina di raccontare episodi grotteschi in seno ai vari partiti di cui Berlusconi è stato padrone, tutti opportunamente documentati, tranne quelli sulla rottura con Fini (forse per i tempi tecnici, forse per una vena un po' polemica). Il finale annega nella cronaca odierna, che risulta ancora più disgustosa una volta che si dimostra incontrovertibilmente che moltissimi sapevano, anzi aspettavano, la caduta del caro leader sul proverbiale "pelo di figa".

In queste pagine scopriamo un Guzzanti quasi anacronistico per la politica moderna: si prende tutte le responsabilità degli errori del partito (ricordiamo che lui lasciò all'indomani del "licenziamento" di Forza Italia), riconoscendo di non aver avuto la forza politica e morale per fare un'opposizione più forte a certi abusi che poi sono degradati nel populismo da basso impero.

Il libro, in realtà, è un grande interrogativo senza soluzione: come si può risolvere il problema della corruzione morale che viene incoraggiata da chi ha un potere illimitato? Come puoi convincere chi ci guadagna che sta sbagliando, chi si prostituisce per avere un mandato e arrivare alla pensione vitalizia? Come si possono fermare i satrapi del nuovo millennio?

Nonostante investa Berlusconi di responsabilità che sono solo in parte le sue (Guzzanti stesso riconosce che un certo modo di fare è da sempre tipico dei sepolcri imbiancati dei borghesucci italiani), l'autore evita di proporre o semplicemente accennare qualsiasi soluzione (rimuovere i privilegi  e le rendite vitalizie dei politici eletti, così da allontanare i parassiti?), stagnando sulla questione morale e riducendo tutto quello che di buono ha scritto al livello di un semplice esercizio retorico.

mercoledì 19 gennaio 2011

[Libri] You Might Be a Zombie and Other Bad News: Shocking but Utterly True Facts

Scritto dalla Redazione di Cracked.com | Pubblicato nel 2010

You Might Be a Zombie and Other Bad News: Shocking but Utterly True Facts non è quello che sembra. Non è un semplice libro di curiosità e non è un libro umoristico. E' uno sfregio alla cultura benpensante che ci porta a vedere tutto ciò che sia scientifico, storico, eserciti potere o rappresenti una tendenza in una visione rosea, permissiva, ottimista e acritica (in altre parole vigliacca?).

Sebbene manchino alcuni dei miei pezzi preferiti sulla critica sociale (il libro raccoglie solo le top list che tanto hanno reso famoso il sito), You Might be a Zombie contiene tantissime evidenze storiche, scientifiche e sociali che gettano una luce meno idealizzata sull'America (e non solo) di oggi e di ieri. Sebbene i pezzi siano un po' sensazionalisti e gran parte delle cose che ci sono scritte possono benissimo rientrare in una valutazione democristiana dell'essere prima di tutto umani (e quindi rendere perfettamente legale anche bombarsi minorenni clandestine quando si ricopre una carica politica di prestigio), il libro è un sanissimo reality check che offre molti spunti di approfondimento sui più disparati argomenti.

Lo stile di scrittura è quello che ha reso Cracked famoso: ironico ma non troppo, virtuoso nelle sue divagazioni ad effetto, che sono sempre tenute ben lontane dai fatti e dalle versioni ufficiali. Per me è stato uno di quei libri che una volta iniziati non puoi fare a meno di leggere non appena hai uno scampolo di tempo (persino tra un match e l'altro a Black Ops).

Se volete il librone è disponibile anche nell'aStore di ArsLudica, così potete farci una donazione comprandovi qualcosa!

lunedì 15 novembre 2010

[Libri] John Dies at the End

John Cheese è un cazzone e come tutti i cazzoni ha un amico inseparabile, che non può fare a meno di seguirlo in qualsiasi bravata faccia. In questo libro seguiamo proprio le vicende di David Wong, amico d'infanzia di John, che racconterà in un allucinato ed allucinante diario-intervista gli staordinari eventi che si scateneranno dopo che John avrà la geniale idea di provare una stranissima droga nera chiama Salsa di Soia.

John Dies at the End è il manifesto culturale della Internet generation, con numerose citazioni alla pop-culture e ai miti dell'ultimo decennio, Doom incluso. Il libro è crudo e disturbante, scritto con una sintassi semplice, da blogger (l'autore nascosto dietro lo pseudonimo di David Wong è Jason Pargin, uno delle menti dietro cracked.com). Non è privo di trovate geniali che spesso l'autore fa passare come errori o con banali giustificazioni narrative ma che fanno in realtà leva sui complessi meccanismi dell'interpretazione del testo e mostrano che la vis letteraria di Pargin non è solo una dote innata ma è corroborata da una sapiente comprensione della psicologia dietro il lettore e la lettura.

Intriso di iperboli, violenza e satanismo, è una spirale continua verso il surreale, un Pasto Nudo riveduto e corretto, morbosamente attuale ma anche scientificamente efficace nel modo in cui riesce a tenere il lettore in uno stato di perenne disagio, anche quando tutto sembra sotto controllo.

Se volete potete acquistarlo da Amazon UK, contribuendo ad Ars Ludica.